Una didattica di stampa a torchio manuale, di Antonio Jorge Erudino

Articolo apparso su “Cronache di Verdana“, luglio 2024

“Come si fa a stampare?” esclama il primo della fila. “E osi chiedermelo!” risponde il secondo. “Prendi un foglio A4, lo metti dentro il cassetto della stampante e clicchi STAMPA col mouse. Poi aspetti che quel foglio esca dall’altra parte della stampante.” spiega il terzo.

Abbiamo incontrato Roberto Gianinetti al Bar Centrale di Verdana, verso le 18.00, per parlarci di come si fa a stampare alla vecchia maniera, come ai tempi di Gutenberg per intenderci. Presenti: il sottoscritto, Antonio Jorge Erudino, in qualità di giornalista, Secondo Aldo Merce come lettore e correttore di refusi e Mr. Attilio Offer editore. Inoltre, mamme, nonni, nonne, amici, curiosi. “Oggi si stampa!” spiega qualcuno. Le ragazze e i ragazzi del corso sono intenti a scegliere, tra le molte matrici già incise, quelle che sembrano loro più interessanti: lettere dell’alfabeto, fiori, animali, numeri, pezzi di legno, di linoleum, cartoni. Sono in fila indiana e attendono il proprio turno per inchiostrare a rullo le matrici. Possono scegliere tra i colori primari, i secondari, il terziario, o il nero puro. Fatti pochi passi i partecipanti giungono nel settore di stampa vero e proprio, dove il torchio manuale li attende per mettersi al lavoro. Tre settori: un piano d’appoggio mobile su cui viene sistemato il foglio di carta bianco con sopra la matrice inchiostrata e capovolta, un cilindro cromato che ruota e comprime la matrice contro il foglio di carta, e il timone, come quello di una nave, che viene fatto ruotare dalle proprie mani. Ed è in questa zona meccanica che avviene il miracolo della stampa e lo “svelamento” dell’immagine! Più complicato dirlo che farlo. Questa è la stampa a torchio manuale. La pratica che ha permesso di divulgare il pensiero o le immagini ad un pubblico tardo medievale, sempre più vasto e interessato a conoscere. Un paio di ore in tutto, volate via in pochi secondi. Mani che operano e soppesano e si sporcano di colore, occhi che vedono e scelgono col cuore o con la mente, deboli odori d’inchiostro tipografico, sapori dal gusto cromatico personale, orecchie che ascoltano cigolii e raspate di spatole. Tutti i sensi + 1, il sesto senso: la capacità di sentire il proprio corpo nello spazio.

Infine l’emozione di avere creato, firmato a matita, inventato un titolo, segnato una data e una tecnica: xilografia, la grafia del legno (xylon-legno).

Età: 6-10 anni; 11-14; >14

Partecipanti: 8-15 per gruppo; durata: 1-2 ore

Costi: condizionati dal viaggio, dal tipo e quantità di carta, dalle matrici e dagli inchiostri utilizzati

Corsi di base – solo stampa; oppure incisione della matrice e stampa del rilievo

Corsi avanzati, anche individuali: solo stampa; oppure incisione delle matrici e stampa del rilievo. Argomenti da definire in base alle differenti necessità creative

Requisiti: pazienza, un po’ di disciplina, voglia di sperimentare e divertirsi, nessun giudizio

Curriculum di alcuni miei precedenti corsi di base e avanzati: Biblioteca Classense di Ravenna, Yanagi Vercelli, Circolino Isola Vercelli, Vercelli in Piazza Cavour, Casa Museo Bendandi di Faenza,Galleria Bluklein di Giuditta Barduzzi Cesena, Fondazione Sormani-Prota Sormano (CO), Moncalvo (AT) Biblioteca del Museo Civico e “sotto i portici”, Istituto di Belle Arti di Vercelli, Kazan (RU) State Museum of Fine Arts, e Associazione Graphcom Kazan (RU), Saratov (RU) Accademia di Belle Arti, Roma Stamperia Ripa69

Io spoilero di quella mattinata di stampa all’aperto, così ci si può regolare (di Secondo Aldo Merce, lettore e revisore, 13 luglio 2024)

Uscendo di casa ho trovato una busta di cellophane nella mia buca delle lettere. Al suo interno un solo foglio di carta, scritto a mano dall’amico Antonio Jorge Erudino. Si trattava del testo che riguardava la mattinata di stampa all’aperto. Quella appena conclusa. Con gli insegnanti, le ragazze, i nonni, gli amici, eccetera. Iniziava in questo modo:

All’Attenzione di Secondo Aldo Merce, lettore alla ricerca di refusi.,

Così era scritto nella prima riga. Notai subito l’errore, come penso abbiano fatto i vostri occhi: un punto a capo seguito da una virgola. Ero già costretto a un primo lavoro: correggere quel refuso. Lo feci e passai oltre, fino ad arrivare verso il centro di quello scritto, dove si trovava un secondo errore, o problema da risolvere: una ditata di inchiostro rosso che mi impediva di leggere se un sostantivo era maschile o femminile. Erudino si era sporcato le mani! Come tutti i partecipanti, ovviamente. “I soliti inconvenienti di questi corsi.” dissi a me stesso e lo dico anche a voi, prima che sia troppo tardi “Vestitevi male, portate con voi stracci e sapone. Impossibile rimanere puliti!” In ogni caso, tornando al mio compito di revisore, grattai via quella macchia con fatica e poca accortezza. Risultato: feci un buco nella carta, che peggiorò la situazione di lettura. Non riuscivo a decifrare cosa c’era scritto: una mamma aveva sgridato qualcuno?, un nonno premuroso aveva detto alla nipotina come si doveva fare a stampare? Che lui lo sapeva! Qualcun altro disse che da giovane aveva inciso una patata, poi usata come timbro. Che il linoleum era più morbido. Che andava bene il legno di pero. Tutti sapevano tutto, e tutti raccontavano le loro esperienze di incisori e stampatori.

Un paradosso!: consegnai la Cronaca di Erudino corretta da Merce a Mr. Offer editore, che avrebbe stampato in digitale un racconto di stampa manuale.

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